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lunedì 8 aprile 2013

Divise Giapponesi

Eccomi tornata con un aggiornamento sulla cultura Giapponese: oggi parleremo delle divise.

Le divise in giappone risultano particolarmente amate: infatti è considerato molto importante far sentire ognuno parte di un gruppo (che sia lavorativo, scolastico o altro) e le uniformi hanno proprio questo obbiettivo.
Il Giappone è famoso per le sue uniformi particolari, e ogni mestiere, scuola o ditta ha la sua precisa uniforme: camminando per le strade non è difficile imbattersi in ragazzi e adulti che le indossano, dato che sono particolarmente amate poichè spesso indicano il proprio grado sociale per gli adulti e la scuola di appartenenza (prestigiosa o meno) per i ragazzi.





Le divise più famose sono quelle scolastiche: adottate circa negli anni 70-80 dell'Ottocento, quando in seguito alla restaurazione Meiji la scuola Giapponese venne riformata sulla base di quella occidentale in cui era normalissimo l'uso dell'uniforme, attualmente le uniformi sono adottate in tutte le scuole, pubbliche e private.
Nelle scuole elementari non sono sempre obbligatorie, anche se l'abbigliamento spesso è sempre lo stesso (calzoncini e camicia bianca per i bambini, gonna a pieghe e camicia per le bambine, entrambi con vistosi cappellini).
Nelle  scuole medie e superiori invece i ragazzi portano una divisa in stile militare e le ragazze il famosissimo completo alla marinara, anche se alcune scuole hanno divise che assomigliano più a quelle delle scuole cattoliche inglesi e americane (cravatta, giacca con lo stemma e pantaloni lunghi per i ragazzi, blusa bianca con blazer con lo stemma, cravatta e gonna scozzese per le ragazze).

Tutte le scuole sono provviste di uniforme estiva, invernale e sportiva.

Le uniformi sono regolate in ogni scuola da un rigido regolamento, che spesso prevede anche determinati tagli di capelli, cartelle o accessori vietati: si fa particolarmente attenzione a questi dettagli durante le cerimonie importanti, come quelle di apertura e chiusura dell'anno scolastico e nel giorno della foto di classe.

Le uniformi scolastiche sono molto importanti nella cultura Giapponese: ogni scuola infatti ha la sua precisa uniforme, e specialmente per quanto riguarda le scuole più famose i ragazzi vengono riconosciuti e spesso "classificati" a seconda di quella che indossano.



Vediamo ora nel dettaglio le due uniformi più famose:


  • Gakuran
Sono le divise maschili previste per molte scuole medie e superiori in Giappone. Il nome deriva da "gaku", studente o studio, e "ran", che significa Olanda ma in passato era un termine usato per identificare tutto l'Occidente: le Gakuran infatti sono le uniformi ispirate alle divise militare Occientali.
Le giacche sono solitamente di colori scuri (blu o nero) e vengono abbottonate fino al collo con bottoni molto particolari, spesso decorati con lo stemma della scuola, mentre i pantaloni sono lunghi a tinta unita con cintura: spesso viene richiesto di indossare una spilla con la classe o lo stemma della scuola sul colletto.
Una curiosa tradizione ispirata a un romanzo di Daijun Takeda vuole che il secondo bottone a partire dall'alto debba essere regalato da colui che indossa la divisa alla ragazza amata l'ultimo giorno dell'ultimo anno: questo perchè quel bottone è quello più vicino al cuore, e si dice contenga tutte le emozioni provate dal ragazzo durante gli anni di frequenza.



  • Completo alla marinara
Stile comunemente usato per le uniformi femminili, queste divise sono modellate sulla base di quelle usate dalla marina britannica nel 1900.
Sono caratterizzate da una blusa con colletto in stile marinaresco e laccio attaccato sul davanti, una gonna plissettata e spesso scarpe, calze e altri accessori obbligatori: le calze infatti sono solitamente bianche o nere, mentre le scarpe sono generalmente mocassini neri o marroni.



I ragazzi comunque, spesso incuranti delle regole, sono soliti personalizzare le proprie divise con vari accessori come bottoni particolari, fiocchi "diversi", calze particolari: a volte semplicemente accorciano o allungano la divisa a loro piacimento o la indossano in modi "particolari".







giovedì 22 marzo 2012

Vari usi e costumi Giapponesi


Ed ecco qui un nuovo post sulla Cultura Giapponese: ultimamente sono di nuovo molto interessata a questo argomento che, mi sono resa conto, non ho trattato granchè. In particolare parlerò in questo post delle comuni norme da seguire in Giappone, dato che sono piuttosto diverse dai paesi occidentali, e cose a cui noi non facciamo neanche caso lì sono considerate indice di maleducazione. Ci tengo a precisare che, per quanto riguarda le così dette "buone maniere", mi limito a riportare semplicemente quello che trovo su internet (non essendo ancora, ahimè, andata in Giappone per sperimentare tutto ciò), quindi non saprei dire se effettivamente il paese è ancora così rigido su queste cose o no. Da varie testimonianze che ho letto, l'oriente ormai si sta occidentalizzando molto in fretta, quindi le nuove generazioni sono molto meno "precisine" delle vecchie, cosa positiva perchè ha permesso ai Giapponesi di aprirsi nell'era delle grandi comunicazioni (proprio un mesetto fa ho conosciuto una ragazzo giapponese via internet ed è iniziata una bella corrispondenza, e sembra più matto di me, altro che freddi! :P), ma d'altro canto questo ha portato anche alla perdita della buona norma educativa da parte di sempre più individui. Insomma, leggete queste cose a cuor leggero, se fate qualche errore vi verrà perdonato, prima di tutto perchè siete un turista e non si pretende che conosciate tutto il galateo Giapponese, poi perchè ormai anche loro, specie con gli amici, tante cose non le fanno più: quello che sto per scrivere si riferisce più che altro ai comportamenti tipici della "vecchia generazione". Buon divertimento! ;)


In pubblico



Il Giappone è piuttosto famoso per la sua "rigidità": è preferibile infatti per strada avere un comportamento decente, cioè senza eccessi nè esuberanza, ed è considerato molto maleducato scambiarsi effusioni in pubblico, fumare per strada e addirittura soffiarsi il naso. La freddezza dei giapponesi si vede anche nel saluto: non si abbracciano nè si stringono la mano, ma si inchinano (leggermente con gli amici, di più con le persone più importanti come capi ecc: anche il tempo in cui si mantiene l'inchino dipende da vari fattori, come l'età del vostro interlocutore e la sua posizione sociale), gli uomini con le braccia lungo il corpo le donne con le braccia davanti a loro: l'inchino è usato anche per scusarsi, ringraziare o salutarsi quando ci si separa.

I servizi igienici



Il bagno è un luogo piuttosto "particolare" in giappone: la stanza da bagno non è come la nostra, anzi.
I rubinetti sono posizionati all'altezza di un uomo seduto, e la stanza è divisa in due "parti", una in cui vi laverete velocemente, l'altra in cui c'è la vasca che solitamente è utilizzata solo per rilassarsi: questo perchè i giapponesi solitamente riutilizzano l'acqua, basti vedere la grossa affluenza di gente ai bagni pubblici. Anche in una famiglia, le persone che vanno dopo la prima utilizzano tutte la stessa acqua messa da quella: come capite, avendo questa abitudine, sarebbe un tantino disgustoso entrare nella vasca sporchi o insaponati.
Per quanto riguarda i veri e propri servizi igienici, esclusi i bagni occidentali sempre più in voga, il bagno giapponese è più o meno come il bagno turco.

Gli incontri



I giapponesi tengono molto alla presentazione, probabilmente perchè tengono parecchio alla loro reputazione: per questo motivo, occorre essere vestiti adeguatamente in ogni situazione.
In una riunione, non potete entrare e sedervi dove volete: i posti sono in ordine di importanza, e specialmente se siete invitato o "subordinato" dovete attendere che qualcuno vi conduca al vostro posto e non alzarvi finchè non lo avrà fatto il vostro superiore.
Nel caso in cui qualcuno dopo la riunione vi inviti da qualche parte, di solito è bene accettare per non essere scortese: se andate a mangiare insieme, è bene avvertire subito e senza paura se si è intolleranti a qualcosa o se non piace qualcosa, perchè colui che vi ha invitato sicuramente sceglierà un locale e  probabilmente insisterà anche per pagare il conto. Per mettervi a vostro agio potrebbero iniziare a farvi domande anche personali, come l'età ecc: non siete obbligati a rispondere, basta sviare la domanda con educazione.
Una cosa molto importante è che al momento del conto non si da mai la mancia: se volete invitare voi da qualche parte o insistere particolarmente per pagare, è bene ricordare che in giappone esistono anche bar con hostess, e che sono molto cari...quindi in quei casi forse sarebbe il caso di accettare la cordialità di chi vi ha invitato e non insistere più di tanto per pagare :P Avrete modo più tardi per riscattarvi, dato che solitamente dopo cena si fa un giro per locali per bere qualcosa insieme.

La gerarchia



Ecco un aspetto che, ammetto, non amo particolarmente del giappone: il tuo "rango sociale" ha molta importanza, forse anche troppa.
Si usa in questo paese presentare dei biglietti da visita, quindi specialmente se dovete andare lì per motivi di lavoro preparatevene un bel po': quando si danno, bisogna sempre alzarsi in piedi e porgere il biglietto in modo che sia subito visibile tenendolo con due mani e nel frattempo inchinarsi leggermente, come quando si saluta. Quando si ricevono, occorre fare la stessa cosa e spendere qualche secondo almeno per leggerlo: saranno bene accette domande o commenti, come per esempio precisazioni sulla pronuncia del nome.
I Giapponesi, come i Cinesi, non si chiamano quasi mai per nome (lo fanno solo i bambini o gli amici intimi): si usa un titolo a seconda della tua posizione sociale, del sesso e dell'età.
Ecco i più utilizzati anche ora:

  • San

Questo titolo è quello più usato, perchè essendo neutro può essere utilizzato in quasi tutte le occasioni per mostrare cortesia.

  • Sama

Da usare nelle situazioni più formali (dove il semplice san non va bene).

  • Kun

Termine affettuoso da usare solitamente solo con i maschi più giovani o tra ragazzi della stessa età che si portano reciproco rispetto o non si conoscono particolarmente: è utilizzato molto raramente anche per le femmine, solitamente solo le persone più anziane lo utilizzano per rivolgersi a entrambi i sessi.

  • Chan

Titolo affettuoso da utilizzare solamente con i bambini e con gli amici più intimi.

  • Sensei

Termine utilizzato per indicare persone che ne sanno più di voi sullo specifico argomento su cui state chiedendo o imparando qualcosa (per esempio professori, dottori ecc).

  • Senpai

Questo titolo indica un compagno o un collega più grande ed esperto di voi: il suo contrario è Kohai, utilizzato per indicare un compagno o un collega più piccolo. Questi termini sono utilizzati molto a scuola dai ragazzi per indicare gli studenti delle classi superiori o inferiori alla loro.

Curiosità



I giapponesi usano scambiarsi regali per parecchie cose: questi regali devono essere modesti, specialmente se sono regali di ringraziamento per qualcosa, altrimenti la persona a cui li date si sentirà a sua volta indebitata e costretta a fare di più alla prossima occasione. 
L'oroscopo, come in tutto il mondo, è molto seguito e si usa per calcolare specialmente le compatibilità tra le persone: ogni segno ha una sua particolarità (si pensa che le donne del cavallo per esempio vivono più del marito ecc), dei segni affini e uno assolutamente da evitare.
In base alla vostra età, esistono anche 3 anni precisi considerati i vostri anni di sventura. Per gli uomini sono il 25°, il 42° e il 61° anno di età, per le donne il 19°, il 33° e il 37°.
Come in tutto il mondo, esistono altre credenze come la lettura delle linee della mano e del volto, la lettura del futuro attraverso il nome ecc.
Il giappone ha anche superstizioni piuttosto inquietanti, che ho notato sono molto legare alla morte e agli spiriti maligni.
Per esempio, il numero 4 è considerato sfortunato perchè in esso c'è la stessa parola che indica la morte, così come il 9 è sfortunato perchè contiene la parola sofferenze.
Dormire con la testa verso nord è sconsigliato perchè è il modo in cui vengono posti i defunti nelle bare, quando si passa davanti a un cimitero o a un carro funebre si è soliti nascondere i pollici (in quanto indicano i genitori, e quindi è una sorta di augurio a vivere più a lungo) e si dice che se ci si taglia le unghie la sera non si sarà vicino ai propri genitori nel momento della loro morte.
Esistono anche giorni favorevoli e sfavorevoli, senza contare che è consigliabile non buttare le proprie bambole perchè si pensa che in ognuna di esse ci sia uno spirito e buttandole si causerà la sua ira.

sabato 5 febbraio 2011

10 motivi per (non) vivere in Giappone

Girando su facebook per i gruppi di Otaku (uhuhuhuh xP) ho trovato un link a un sito, italiansinfuga (http://www.italiansinfuga.com/ ): oltre a vedere che è davvero informato sull'estero e ha anche cose interessanti, ho trovato nella categoria del Giappone...due articoli fantastici xD


10 motivi per vivere in Giappone 

 Essendo una terra lontana e misteriosa, il Giappone può intimorire tutti gli Italiani che stanno considerando di andare a vivere nella terra del Sol Levante, sia per lavoro che per emigrazione permanente. 
    Per fortuna abbiamo la fortuna di poter fare affidamento a Italiani che in Giappone ci vivono già e che si sono gentilmente messi a disposizione di italiansinfuga.com per spiegarci i vantaggi della vita in Giappone.
Luigi Finocchiaro abita in Giappone da 12 anni quindi possiede una conoscenza che va oltre quella dei viaggi turistici e delle trasferte di lavoro che non riescono a scalfire la superficie di una cultura che agli occidentali può sembrare impenetrabile.
Ecco i suoi motivi per i quali vale la pena vivere in Giappone.
1. Sicurezza. Microcriminalità inesistente, un posto ideale per far crescere i figli.
2. Trasporti pubblici puliti e funzionanti. Il poter rinunziare alla schiavitù della macchina.
3. Mentre l’Italia importa cibi dalla Cina, quelli veri e sovvenzionati vengono esportati in Giappone (ed altrove ovviamente).
4. La gente non va in giro armata. Alle 3 di notte è come alle 3 del pomeriggio.
5. Pulizia ovunque, efficienza pubblica, tutto funziona perfettamente pur mantenendo un certo “fattore umano”.
6. Pagamenti: niente menate e furberie. Se lavori vieni pagato e bene.
7. Pulizia, pulizia, pulizia.
8. Avere solo i vantaggi di essere straniero senza gli svantaggi (o relativamente pochi).
9. I Giapponesi fanno ancora i lavori “umili”, ciò limita l’immigrazione selvaggia
10. Nonostante tutto quanto sopra, è un paese con una cultura, arte, letteratura e storia.
11. Perchè purtroppo l’Italia al momento non rende facile il viverci.
Grazie Luigi!
Insomma, il Giappone offre pulizia, rigore, efficienza e sizurezza. Se questi valori sono importanti per voi allora vi consigliamo di considerare seriamente il Giappone come destinazione dove emigrare e vivere!


 

10 motivi per non vivere in Giappone 




Dopo aver pubblicato i 10 motivi per vivere in Giappone, vi sono stati diversi commenti che, al contrario, evidenziavano altrettanti motivi per NON vivere in Giappone.
Albino ci racconta la sua versione dei lati negativi del Giappone.
1) Il Giappone è un paese razzista. Non c’è possibilità di integrarsi nella loro società. Per quanto si viva qui, non solo non si verrà mai considerati parte di loro, ma non si avranno mai neppure gli stessi diritti. In Giappone la legge non è uguale per tutti. Se sei uno straniero hai torto a priori. Ci sono delle associazioni che cercano di tutelare le ragazze straniere stuprate dai Giapponesi perché la polizia non fa nulla.
2) Il mondo del lavoro è atroce. Dieci giorni di ferie l’anno (per chi può prendersele), tantissimo straordinario, malattia di solito non pagata. Lavorare fino a notte inoltrata qui è la norma, a meno che uno non sia fortunato e capiti nell’azienda giusta, ma non si può mai sapere. L’Italiano medio che viene a vivere qui ha una laurea in Giapponese, parla la lingua ma non sa fare altro. E’ molto, molto dura trovare lavoro con questi presupposti. Di solito ci si ritrova a fare la fame in un posto dove il costo della vita è molto alto.
3) Il Giappone è creato a misura di giapponese. Ci sono insormontabili difficoltà anche solo a farsi un telefonino o una carta di credito. Per affittare un appartamento ci vuole un garante giapponese. Gli appartamenti per stranieri non richiedono il garante ma sono molto più costosi. C’è da aggiungere anche che i Giapponesi mancano di elasticità e di propensione al cambiamento, e questo si riflette nella burocrazia, nel lavoro, nei rapporti personali. Alla lunga stanca.
4) La maggior parte dei Giapponesi non sopporta il confronto diretto. Noi Italiani se abbiamo un problema tendiamo ad esprimerlo, se abbiamo uno stato d’animo tendiamo a confidarci tra di noi. Se loro hanno un problema lo subiscono passivamente oppure scelgono soluzioni estreme (es: scomparire nel nulla). Dalla sopportazione stoica del samurai al kamikaze, senza vie di mezzo.
5) Molti Giapponesi hanno difficoltà ad esprimere le loro idee, i loro punti di vista, i loro sentimenti, i loro stati d’animo. Alla lunga, soprattutto nei rapporti di amicizia, noi italiani tendiamo a stancarci di questo essere sempre nella “zona grigia”. A volte viene il sospetto che la mancanza di confronto diretto (punto 4) li abbia portati a non avere idee proprie. Molta gente sembra essere apolitica, agnostica e anche un po’ apatica?
6) In Giappone l’apparenza è tutto. Per il maschio giapponese il fatto di ’andare a prostitute’ è motivo di vanto: significa che è ricco abbastanza da permetterselo. Per la femmina giapponese il bere volontariamente oltre il proprio limite e poi andare in bagno e infilarsi due dita in gola è la norma. In genere noi Italiani facciamo fatica ad accettare comportamenti come questi.
7) Molti Giapponesi tendono a non chiedersi mai il perché delle cose. Agli occhi di noi Italiani alcuni sembrano passivi, indolenti. A volte capita di uscire durante un appuntamento romantico e accorgersi che si sta parlando da soli.
8) Il concetto di famiglia è totalmente diverso dal nostro. Per loro la famiglia tende ad essere vista come un dovere sociale: il dovere di sposarsi, il dovere di far figli, il dovere di mantenere i figli, il dovere di obbedire. Per noi la famiglia è qualcosa che viene dal cuore prima che dalla testa. Qui assistiamo a scene che noi abbiamo abbandonato da decenni: matrimoni combinati, ricerca del “buon partito”, convinzione che se si trova un lavoro migliore si troverà una moglie migliore. Dall’altra parte, alcuni partner giapponesi tendono a non capire perché diavolo noi italiani telefoniamo a nostra madre più spesso di una volta a semestre.
9) Okinawa esclusa, il Giappone è probabilmente l’isola con le spiagge più brutte del mondo. Il clima è come quello italiano ma la gente non va al mare come noi. Chi va a vivere in Giappone si scordi località marittime, mari limpidi, locali sulla spiaggia, eccetera. Viaggiare all’interno del Paese poi è costosissimo, e di solito se si lavora non si hanno ferie.
10) Chi viene a vivere in Giappone di solito ha la testa piena di stereotipi dati da manga o cartoni animati. In realtà la vita qui è molto diversa e molti ne restano delusi. A mio avviso, più uno vuole venire qui per motivi legati alla sua passione per i manga, più farebbe meglio a restarsene a casa sua.

lunedì 6 dicembre 2010

Generi Anime e Manga

Kodomo: In Giapponese Kodomo letteralmente vuol dire Bambino. Questo genere perciò indica tutti quegli anime e manga creati per essere visti appunto da un utenza per lo più composta da bambini, e privi perciò di temi particolari o situazioni più adatte ad un pubblico adulto.

Shonen: In Giapponese Shonen singnifica Ragazzo. Questo genere perciò indica tutti quegli anime e manga creati per lo più per i ragazzi tra l'età scolare e la maggiore età. Questo genere è caratterizzato da anime e manga per lo più incentrati su lotte e battaglie, dove il tema amoroso non trova quasi per niente spazio (anche se esistono alcuni Shonen in cui è più o meno presente). Una cosa curiosa di questo genere è che le ragazze sono sempre rappresentate molto prosperose e sexy (insomma, sanno acchiapparli i ragazzi :P).

Shojo: In Giapponese Shojo singnifica Ragazza. Questo genere perciò indica tutti quegli anime e manga creati per lo più per le ragazze tra l'età scolare e la maggiore età. Gli Shojo sono gli anime più numerosi, e anche i più difficili da "definire": molto spesso infatti vengono classificati come tali tutti gli anime che presentino una qualsiasi componente sentimentale, cosa assolutamente sbagliata. Esistono numerosi sottogeneri degli Shojo, e non tutti sono incentrati completamente sull'amore. Gli Shojo sono dedicati alle ragazze, ma sono quelli alla fine visti per la maggior parte, dato che sono seguiti tranquillamente anche da ragazzi e adulti.

Maho Shojo: Sottogenere dello Shojo che però ormai è considerato quasi un genere a sè stante dato il suo incredibile successo negli ultimi anni: i Maho Shojo infatti sono gli anime che solitamente hanno come protagoniste ragazze magiche, che grazie a poteri paranormali riescono a trasformarsi e a sconfiggere il male.

Josei: Altro sottogenere Shojo molto importante, indica quegli anime o quei manga le cui protagoniste sono ragazze alla scuola superiore o donne adulte alle prese della vita di tutti i giorni in Giappone.

Seinen: Particolarmente scambiati fuori dal Giappone con Shojo e soprattutto Hentai, i seinen sono manga o anime rivolti ad un pubblico maggiorenne: questo non indica necessariamente la presenza di lunguaggio scurrile o erotismo marcato, ma al contrario questi manga sono caratterizzati da un linguaggio decisamente più ricercato e tematiche particolarmente profonde adatte appunto ad un pubblico più adulto.

Ecchi: Il Genere Ecchi si può capire subito dal suono della parola: la particolare pronuncia in Giapponese della H dà alla parola il significato di "lascivo", "osceno" o "cattivo" se usato come aggettivo, mentre si riferisce a rapporti sessuali se usato come verbo e sostantivo.

Hentai: Se usata in un determinato contesto la parola Hentai in Giapponese assume un significato decisamente negativo: indica infatti una perversione sessuale anomala. Questi anime e manga, ovviamente vietati ai minori di 18 anni, hanno quindi come tema principale il sesso: sono vere e proprie opere pornografiche, in quanto spesso non c'è di fondo una vera trama, ma solo una storia fittizia che porti come fine il rapporto sessuale.

Shonen-ai: Il Genere Shonen-ai (Shonen = ragazzo - Ai = amore) è particolarmente diffuso insieme al suo "coetaneo" Yaoi in Giappone: praticamente ogni ragazza infatti e anche molte donne adulte leggono quotidianamente Yaoi e Shonen-ai. In Italia il fenomeno è più contenuto, in quanto questo genere è letto principalmente da ragazze eterosessuali e ragazzi omosessuali. I manga e gli anime Shonen-ai in ogni caso, hanno come tema il rapporto d'amore tra ragazzi: questo rapporto però non è mai portato all'atto sessuale esplicito. (Insomma, baci e massimo massimo se siete fortunati limonate xD)

Yaoi: Questo genere equivale all'Hentai con la sola differenza che tratta di un rapporto omosessuale tra ragazzi. Più esplicito rispetto allo Shonen-ai, in quanto si concentra più sulla parte fisica della relazione e specialmente sull'atto sessuale, è ovviamente vietato ai minori di 18.

Shojo-ai: In Giappone esistono due significati per questo termine: per quanto riguarda gli anime e i manga indica un rapporto amoroso tra ragazze, più velato dello Yuri anche se in questo caso la differenza tra i due generi è decisamente meno marcata rispetto a quella tra Shonen-ai e Yaoi. Il secondo significato della parola è piuttosto spregevole: indica l'amore per le ragazzine, e quindi è anche utilizzato come termine dispreggiativo per indicare la pedofilia. Questo secondo significato in ogni caso è per lo più sconosciuto all'infuori del Giappone.

Yuri: Questo genere equivale allo Yaoi con la sola differenza che tratta di un rapporto omosessuale tra ragazze. Più marcato dello Shojo-ai, esattamente come lo Yaoi si focalizza sulla parte fisica della relazione e specialmente sull'atto sessuale.


Ecco a voi quindi i generi principali: mi scuso perchè mi rendo conto che non sono descritti alcuni dei generi che sono indicati nei manga e negli anime precedentemente pubblicati, ma per ora ho preferito concentrarmi sui principali. Un giorno, chissà, vi potrei fare un bel post su tutti i sottogeneri :P

martedì 2 novembre 2010

Buone Maniere e Anime e Manga

Usanze Giapponesi e Buone Maniere

Dunque, come si sa ogni paese ha le sue usanze e "fissazioni", specialmente quelli con un vasta tradizione storica e religiosa. Ecco una serie di curiosità e consigli utilissimi per un eventuale viaggio in Giappone!

·         E' poco educato mangiare o bere mentre si cammina per strada.

·         Non mordersi le unghie in pubblico o leccarsi le dita di fronte ai commensali.

·         Nei ristoranti viene fornito un tovagliolo umido per pulirsi, ma va utilizzato solo per pulirsi le mani e non faccia e altre parti del corpo.

·         In Giappone è maleducazione versarsi da bere da soli, ognuno versa all'altro.

·         Se non vuoi più da bere, lascia pure il bicchiere pieno.

·         E' buona norma dire "Itadakimasu" prima di mangiare e "Gochisosama deshita" appena finito il pranzo, specialmente se vi viene offerto da qualcuno.

·         Quando si condivide una pietanza, bisogna prendere la propria parte e metterla sul proprio piatto prima di consumarla.

·         Non fare richieste eccessive durante la preparazione del vostro pranzo, e non abbuffarsi mai.

·         Non infilzare mai il cibo con le bacchette, e non usarle MAI per spingere il cibo nel piatto di un'altra persona con la parte che avete messo in bocca, usate l'altra estremità.

·         Non indicare mai qualcuno usando le bacchette.

·         Non lasciare mai le bacchette infilzate nel cibo.

·         E' normale alzare la ciotola di riso o zuppa giapponese fino al mento per evitare di far cadere residui durante il tragitto delle bacchette fino alla bocca.

·         Il cibo tradizionale giapponese viene servito in diversi piattini e ciotole, ed è normale passare da una all'altra senza prima finirle completamente.

·         Mai lasciare il piatto e la tavola in disordine, piegare i tovaglioli in maniera ordinata.

·         Non protarsi a casa decine di tovaglioli, bacchette, spezie da un ristorante come souvenir.

·         Non mettere la salsa di soia sul riso, non è il suo scopo.

·         Non mettere zucchero o latte nel the Giapponese.

·         Se ospitate qualcuno offritegli sempre quello di cui potrebbero aver bisogno prima che ve lo chiedano, perchè non lo faranno mai.

·         Cercate di non usare mai gli stuzzicadenti.

·         E' normale fare rumori quando si mangiano noodles, udon e altri piatti umidi.

·         In giappone il conto si paga di solito alla cassa e non al cameriere, non sono inoltre previste mance.

·     E' considerato rude contare il resto ricevuto al ristorante.

Diciamo che questi consigli valgono principalmente per dei pranzi o delle cene, ma dato che i Giapponesi solitamente sono persone molto ospitali (e quindi sarà molto probabile essere invitati a cena o a pranzo fuori oppure a casa di un vostro amico/collega Giapponese, cosa che d'altro canto è frequente anche in Italia) credo sia utile impararle, dato che sono una delle basi per instaurare un rispetto reciproco.

Ma passiamo ora al secondo aggiornamento, che forse ci riguarda più da vicino:


Manga e Anime

 
I Manga, comunemente conosciuti in occidente come fumetti giapponesi, sono racconti illustrati il cui termine significa semlicemente "fumetti", e molti giapponesi ignorano che la parola si riferisca esclusicamente ai disegni giapponesi con uno stile così definito e inconfondibile. Tipicamente ogni manga è un libricino di 100-400 pagine, stampato in bianco e nero su carta molto economica, talvolta con copertina rigida e a colori. Come la lettura della lingua giapponese, anche il manga si sfoglia e legge dall'ultima pagina verso la prima. Quando una serie raggiunge un certo volume di stampa e abbastanza numeri viene ristampata in quelli che sono chiamati"tankobon", ossia fascicoli rilegati, economici rispetto agli originali ma meno ricercati dai collezionisti. In giappone la fama e la diffusione dei manga è elevatissima, tant'è che esistono riviste dedicate che propongono diverse serie a puntate su ogni uscita. Da non confondere con gli Anime, ossia la versione cinematografica dei manga, diffusa in occidente negli anni 80 dalle serie televisive e diventato negli anni 90 un vero settore cinematografico che macina incassi pari alle produzioni hollywoodiane. Il massimo disegnatore di Anime universalmente riconosciuto è Hayao Miyazaki ( Totoro, Principessa Mononoke, La Città Incantata, Il Castello Errante di Howl ). La larga diffusione della cultura manga in giappone ha fatto nascere diverse scuole di disegno specializzate e una schiera di appassionati che organizza fiere e feste a tema con costumi di scena (cosplay). Di seguito ecco un elenco delle principali categorie in cui si divide il mondo manga giapponese:

·        Kodomo - per bambini

·        Shōjo - tennager femminile
·        Shōnen - teenager maschile
·        Josei (o redikomi) - giovani ragazze e donne
·        Redisu - donne adulte
·        Seinen - uomini
·        Dōjinshi - autoprodotti o artistici
·        Gag - comici
·        Jidaimon - storici
·        Robot/Mecha - robot gianti
·        Suiri - criminali polizieschi
·        Moé - incentrati sull'amore per un personaggio
·        Shōjo-ai o Yuri - romantici lesbici
·        Shōnen-ai o Yaoi - romantici gay
·        Ecchi - erotici
·        Hentai - pornografici  

sabato 25 settembre 2010

Cosplay


Cosplay  è la pratica che consiste nell'indossare un costume che rappresenti un personaggio riconoscibile in un determinato ambito e interpretarne il modo di agire. Poiché il fenomeno ha avuto origine in Giappone, il personaggio rappresentato da un cosplayer viene spesso scelto tra quelli individuabili nei manga e negli anime giapponesi, ma non è raro che il campo di scelta si estenda ai tokusatsu, ai videogiochi alle band musicali, particolarmente di artisti J-Pop e J-Rock (musica pop e rock giapponese), ai giochi di ruolo, ai film e telefilm e ai libri di qualunque genere e persino alla pubblicità.
Il termine è una contrazione delle parole inglesi costume ("costume") e play ("interpretare/recitare"), che descrivono accuratamente l'hobby di divertirsi vestendosi come il proprio personaggio preferito. Oltre a travestirsi in occasione di manifestazioni pubbliche come i convegni sugli anime, non è inusuale per gli adolescenti giapponesi radunarsi assieme ad amici con la stessa passione solo per fare del cosplay.
La principale differenza tra il cosplay ed il vestirsi in costume praticato negli Stati Uniti e in Europa è che in Giappone le persone tipicamente si vestono come i personaggi di anime, manga, o videogiochi giapponesi, piuttosto che vestirsi come personaggi di Star Trek o in costumi rinascimentali, anche se ultimamente anche in Giappone stanno prendendo piede cosplay ispirati ad opere occidentali, grazie anche al successo internazionale di opere quali Harry Potter o la trilogia di film del Signore degli Anelli o la celebre saga di Star Wars. Un'altra differenza è che gran parte dei mascheramenti negli Stati Uniti e in Europa è legata ad eventi particolari come convegni e festival.
Il cosplay si è diffuso in tutto il mondo negli ultimi anni, unendosi al vestirsi in costume per i convegni di fantascienza in Nord America ed Europa, oltre che ad altri particolari tipi di ritrovi in costume, come le rievocazioni storiche di certe battaglie o avvenimenti, i raduni di giochi di ruolo dal vivo oppure in occasione di halloween e del carnevale.
Una piccola nicchia in questo campo è costituita dai dollers, il termine che indica un attore dilettante di kigurumi. Questi cosplayer indossano maschere (che li fa definire in giapponese anche animegao, ovvero "faccia da anime") e una calzamaglia completa per trasformarsi completamente nel loro personaggio.
Una definizione adottata in certi casi è quella di cross-players, da "cross-dressing" e "cosplayer": si usa talvolta per indicare coloro che abitualmente realizzano cosplay di personaggi del sesso opposto rispetto al loro. Non si tratta comunque di una vera e propria nicchia del cosplay, ma di una definizione a volte usata in modo improprio e non accettata da tutti gli appassionati. Le migliori cosplayers giapponesi si possono trovare ogni domenica ad Harajuku ( *-* ), quartiere di Tokyo, dove decine di ragazze si incontrano per mostrare i propri vestiti ai turisti incuriositi e ai fotografi.


Una parte significativa della sottocultura cosplay sono le brevi scenette in cui i cosplayer recitano la parte del personaggio di cui indossano il costume, re-interpretando fedelmente determinati passaggi del film, fumetto o serie TV da cui il personaggio è stato tratto, o al contrario fornendone un'interpretazione personale in chiave parodica quando non demenziale.
Va notato che questo elemento ha un'importanza del tutto marginale nelle fiere giapponesi, dove solitamente i vari cosplayers si limitano ad un inchino ed ad una breve sfilata dove posano per le fotografie, mentre al contrario ha ottenuto un buon successo in diversi altri paesi in cui si pratica il cosplay. Non è raro vedere alle varie gare di cosplay lunghe interpretazioni spesso complete di colonna sonora, accessori vari e in alcuni casi dei micro-set che si rifanno alle ambientazioni della storia. Ormai è quasi una consuetudine premiare non soltanto gli autori dei costumi più accurati, ma anche le interpretazioni migliori e più fedeli allo spirito della fonte originale, oppure elargire "premi simpatia" ai cosplayers la cui interpretazione è risultata la più divertente e originale.


domenica 31 gennaio 2010

Istruzione in Giappone


L'istruzione Giapponese è probabilmente uno degli argomenti più interessanti per i "fans" di questo paese, specie se ragazzi.
Nonostante strutturalmente il sistema di studi sia più o meno uguale al nostro, le scuole giapponesi hanno notevoli differenze che le rendono affascinanti agli occhi di tutti.

L'anno scolastico Giapponese inizia ad Aprile e finisce a Marzo. La scuola materna Giapponese dura circa 2 anni, e vi possono partecipare bambini dell'età di circa 3 anni: tuttavia, non è obbligatoria.
La scuola dell'obbligo inizia alla scuola elementare, dove i bambini entrano a 6 - 7 anni, che prevede 6 anni di studio, seguita dalla scuola media inferiore (3 anni) e la scuola media superiore (3 anni), che tuttavia non è obbligatoria. Se il ragazzo quindi avrà scelto di continuare i suoi studi con la scuola media superiore, potrà scegliere un'università o una scuola di specializzazione in vista del suo futuro lavoro.
Una cosa tipica Italiana, e non condivisa dalla maggior parte dei paesi, è la presenza nelle scuola medie superiori (licei) di diversi indirizzi: anche in Giappone esistono scuole specializzata in determinate materie, ma la maggior parte degli studenti sceglie l'indirizzo generico.

Ma le caratteristiche delle scuole Giapponesi sono le seguenti:

Prima di tutto, una cosa tipica della scuola di questo paese è la mole enorme di esami. Le scuole Giapponesi sono quasi tutte private: fino all'università infatti, i genitori tentano di mandare i figli a queste scuole, in quando quelle pubbliche assicurano solamente dei diplomi non usufruibili però nel mondo del lavoro. Questo tuttavia indica ovviamente un continuo di esami per i ragazzi.
La prova più difficile è rappresentata dall'università: mentre per noi infatti è più difficile seguire l'università e cercare di non andare fuori corso, per loro è il contrario. I test di ammissione sono difficilissimi, e non superabili con la sola istruzione generica offerta dalle scuole fino a quel punto frequentate, cosa che costa alle famiglie un grande dispendio di denaro per mandare i figli a ripetizioni: una volta entrati, tuttavia, la fine dell'università è assicurata in 3 anni.
Tutto questo però causa anche altri danni ai ragazzi, che spesso, finita scuola (che inizia alle 8.50 e finisce alle 16.00 ca) vanno a questi corsi pomeridiani anche fino alle 23.00.
Tutto questo però è giustificabile dal fatto che il lavoro giapponese è impostato diversamente: una volta laureati infatti, si ha quasi sicuramente un posto, il più delle volte a vita: per questo motivo, più prestigiosa è l'università e i voti con cui il ragazzo è uscito, più possibilità di trovare un ottimo lavoro ha, ma in ogni caso avrà comunque un posto (uguale all'italia insomma eh!).



Le scuole Giapponesi sono molto rigide: i regolamenti sono molto puntigliosi, e anche una piccola infrazione porta a pene severe. Chi viene bocciato o sospeso è costretto a cambiare scuola, e questo influirà molto anche sul suo curriculum una volta diplomato, in quanto ai colloqui di lavoro si da grande importanza alle scuole frequentate e ai voti presi (un bravo studente è considerato anche un ottimo lavoratore).



Una delle cose più criticate della scuola Giapponese è la spinta che dà alla competitività tra gli studenti: le graduatorie finali di ogni esame o anche semplicemente della fine degli anni scolastici sono sempre esposte alla vista di tutti e stilate a mò di classifica. Gli studenti più bravi ottengono particolari privilegi, sia nella scuola che per quanto riguarda particolari cerimonie: inoltre, esistono delle vere e proprie gradutorie di studenti anche a livello regionale.



Infine, una delle caratteristiche più interessanti della scuola Giapponese sono senza dubbio i clubs: ogni studente dopo la pausa pranzo può andare in un determinato club (per esempio, teatro, fotografia, sport vari ecc). Specialmente i club sportivi sono i più quotati, in quanto le gare a cui partecipano i loro membri, essendo particolarmente seguite, rappresentano anche un possibile trampolino di lancio per chiunque voglia diventare un'atleta professionista.
La stessa cosa, anche se in maniera più ridotta, è possibile nei club artistici: spesso infatti le opere dei club di pittura o fotografia sono esposte in determinate mostre, mentre i club di teatro si esibiscono al festival scolastico di fronte a genitori, compagni ma anche esterni.

mercoledì 13 gennaio 2010

Kimono

Parliamo oggi dei Kimono.
La parola Kimono, iniziata ad essere utilizzata nel 19° secolo, è stata adottata per differenziare gli abiti orientali da quelli occidentali, chiamati yofuku. Oltre alla particolarità del kimono, la differenza tra i due modi di vestire è principalmente nel modo in cui fanno "apparire" il corpo di una persona e nel modo in cui devono essere portati.
Mentre gli abiti Occidentali infatti tendono ad esaltare le curve del corpo, il kimono fa il contrario, cioè le nasconde, e chi lo indossa deve muoversi con una certa grazia.
Ormai non è più molto utilizzato, viene messo solamente in occasioni speciali.
Il kimono era utilizzato fin dai primi e più antichi periodi, e ha subito notevoli mutamenti nel corso del tempo.
Periodi Jomon e Yayoi: Nel primo periodo, l'abito era costituito da pelli di animali; nel periodo successivo invece le donne iniziarono a indossare il kantoi, un abito costituito da una gonna e un vestito legato alla vita da una cintura di cotone. Gli uomini invece indossavano lo yokohaba no nuno, costituito da due pezzi, uno annodato sul petto a coprire le spalle e uno sulla pancia a coprire il corpo fino alle ginocchia.
Periodo Yamato: è qui principalmente che il kimono iniziò a cambiare radicalmente. Gli esponenti delle famiglie più potenti infatti, per distinguersi anche nell'abbigliamento, iniziarono ad indossare diversi abiti.
Per gli uomini il kinubakama, costituito da una giacca e dei pantaloni, per le donne invece il kinu (giacca) ed una gonna (chiamata mo).
Periodi Asuka e Nara: Queste epoche furono importanti invece per la colorazione del Kimono. Grazie alle influenze della Cina infatti, si adottarono nuove tecniche di colorazione dei tessuti, che divennero di colori sempre più sgargianti.
A corte gli uomini indossavano hakama (sarebbero quei pantaloni lunghi a pieghe, che sembrano quasi delle gonne dato che sono molto larghi alla base. Quelli che di solito indossano i samurai negli anime per capirci ) verdi, e fermata sopra da una cintura una giacca arancione o verde, insieme ad un copricapo, sempre arancione.
Le donne si vestivano quasi uguale, l'unica differenza era negli hakama che erano sostituiti da una gonna, e dai capelli che erano raccolti dietro la schiena.
Periodo Heian: In questo periodo la cultura Giapponese si evolve notevolmente in tutte le arti, e di conseguenza anche nella varietà di abiti di corte. Il più famoso è sicuramente il nyobo shozoku, oggi chiamato Junihito-e (dodici abiti diversi). Questo tipo di abito era quello usato dalle dame di corte, che in effetti indossavano più abiti uno sopra l'altro (arrivavano anche a 20!) a seconda del loro prestigio e rango (più abiti indossavi, più eri importante insomma).
Ogni strato aveva un colore, importantissimi (esistevano circa 200 regole che stabilivano la combinazione dei colori del kimono) in quanto rispecchiavano le stagioni e le loro caratteristiche (i Giapponesi erano molto legati alla natura).
Lo strato più interno era il kosode, il più esterno il karaginu (che somigliava all'abito indossato dagli uomini di corte, detto Kariginu, eccetto per i colori).
Periodo Meiji: Iniziò in Giappone il "culto dell'Occidente" (per chi non lo sapesse i Giapponesi sono fissati con noi almeno quanto noi con loro ) e qui si perse la tradizione del kimono.
Il governo stesso invitò tutta la popolazione ad indossare abiti Occidentali, e quindi il kimono fu relegato come abito da indossare nelle cerimonie formali.
(Ho omesso alcuni periodi non particolarmente interessanti per la storia del Kimono, quindi c'è qualche salto temporale  )
Ma passiamo ora ai vari tipi di kimono: ecco uno schema delle sue parti principali.
Uchikake: Kimono utilizzato fino all'era Edo dalle mogli dei guerrieri o dalle nobili come abito formale, diventato in seguito un abito di nozze.
Di seta monrinzu o monshusu, ha un orlo imbottito e lunghe maniche, e non viene fermato alla vita da nessuna cintura sopra esso.
Se colorato, questo tipo di kimono ha simboli che indicano buon auspicio.
Quando invece è utilizzato come abito nuziale, è bianco e simboleggia la volontà della donna di imparare i costumi e le usanze della famiglia del marito (utilizzato solitamente il primo dei tre giorni in cui si articolava la cerimonia, il secondo la sposa indossava invece un kimono rosso contro la sfortuna, e il terzo un abito nero).



Furisode: (furi: muovere, sode: maniche. Si dice che una ragazza possa catturare il cuore di un uomo se sa muovere con grazia le lunghe maniche di questo kimono) è il Kimono più formale per una ragazza nubile e viene indossato nelle occasioni più eleganti (anche se non tutte lo indossano con regolarità in queste occasioni. Le uniche forse sono le allieve geisha).
Ha motivi particolari rappresentati lungo tutta la superficie, colori vivaci e stoffa di seta rinzu.
La cintura che lo regge sui fianchi viene annodata con fiocchi molto elaborati; è più lungo di un normale kimono.


Tomesode: indossato dalle donne sposate, l'unica particolarità sono le maniche accorciate.
Kurotomesode: Kimono più formale per una donna sposata. Tutto nero, con disegni colorati in basso a sinistra che formano come un dipinto che si avvicina all'orlo più la donna è anziana.
Possiede 5 kamon, tre davanti e due dietro: lo si indossa principalmente nelle cerimonie nuziale di familiari di primo grado o per visitare i santuari, mai per funerali o cerimonie del tè.
Questo kimono è più o meno formale a seconda dei kamon (emblemi di famiglia) presenti.

Homongi: elegante ma non troppo formale, indossato per visite occasionali e feste particolari.
La sua creazione è piuttosto complicata, poichè le decorazioni coprono quasi tutto il Kimono, passando anche al di sopra delle cuciture, che quindi devono essere misurate perfettamente per far poi combaciare il disegno (il kimono praticamente è costituito da pezzi rettangolari).
Anche qui il grado di formalità dell'abito dipende dai Kamon presenti (da tre ad uno).

Tsukesage:sostituto dell'homongi (molto meno formale e più economico), nato durante la Seconda Guerra mondiale, quando a causa della povertà i kimono particolari divennero un bene per pochi.
Qui il motivo del kimono è dipinto in un unico verso, e non più sulle cuciture ma da un artista su un unico rotolo: è utilizzato dalle donne, sia sposate che nubili.

Iromuji:Kimono colorato a tinta unica, senza disegni e con un solo kamon sulla schiena; può essere utilizzato in ogni circostanza.
Komon: kimono con un motivo distribuito lungo tutta la superficie: ne esistono vari tipi, informali (soprattutto) e formali (come l'edo komon, che ha disegni più piccoli).
Mofuku: completamente nero e privo di disegni, con solo 5 kamon, viene indossato ai funerali.
Susohiki: è il kimono più elegante che può indossare una geisha o una maiko per le occasioni importanti.
Di solito i kimono sono piegati in vita per impedire alla stoffa in basso di toccare terra, ma in questo non è fatto apposta per lasciare lo strascico.

Gli uomini hanno solamente 3 tipi di kimono: formale, semi - formale ed informale.

sabato 26 dicembre 2009

Kokeshi Doll

Le bambole Kokeshi sono per tradizione il souvenir Giapponese d'eccellenza, (l'equivalente alle nostre cartoline) ed oggi sono diventate un ricercato pezzo artigianale da collezione.
La storia moderna delle Kokeshi narra che furono realizzate per la prima volta nel diciannovesimo secolo, Era Edo (1600-1868), da un falegname della prefettura di Miyagi, Kiji-shi, che le creò come souvenir per i turisti che affollavano le terme del Tohoku celebri per le sorgenti calde e per le acque termali dall'effetto ringiovanente.
Le Kokeshi costituivano un'importante fonte di guadagno per i Kijiya (falegnami) locali, specializzati nel lavorare il legno.
Le bambole venivano fabbricate durante i lunghi e rigidi inverni, per poi essere rivendute in estate ai turisti. Inoltre, erano utilizzate dai bagnanti per massaggiare le spalle mentre godevano dei benefici del calore delle sorgenti.
La creazione di una Kokeshi è semplice, ma richiede tempo.
Per prima cosa bisogna far asciugare del legno, e una volta tagliato lasciarlo riposare per circa 6 mesi; in seguito lo si leviga, e con un tornio si dà la forma particolare: una sfera per la testa ed un cilindro per il corpo che è privo di arti.
Testa, corpo, capelli e arti sono di solito creati separatamente ed incollati alla fine.
Per il decoro, l'artista dipinge l'intera bambola e i colori comunemente usati sono il rosso, il giallo e la porpora. Tutte le bambole hanno le mani dipinte e nessun volto è ad un altro: questo costituisce probabilmente il più grande fascino delle Kokeshi. Qualche bambola è felice e sorridente, altre sono serie e misteriose.
In origine, le Kokeshi raffiguravano ragazze giovani e divennero molto popolari per la loro rappresentazione della bellezza femminile. Inoltre, per il loro fascino semplice e per la relazione con l'infanzia, vengono spesso offerte in dono quando nasce un bambino, come regalo di compleanno.
Oltre al valore ornamentale, le Kokeshi sono considerate amuleti per allontanare gli spiriti maligni poichè il legno prevalentemente utilizzato per i visi delle bambole (il Mizuki = albero d'acqua) è umido, e per questo molti Giapponesi ritengono che tenere in casa una Kokeshi aiuti a prevenire gli incendi e favorisca la buona sorte.
Una scuola di pensiero ritiene che abbiano avuto origine dalla pratica della religione spiritualista e siano state pensate per contenere l'essenza spirituale dei nostri cari.
Pertanto bisogna celare all'interno di ogni bambola un messaggio privato di buon auspicio, parole che daranno anima alla Kokeshi che si impegnerà a far si che quell'augurio nascosto sia per sempre vivo negli abitanti della sua nuova casa.